INTERVENTO GIURIDICO CONTRO I SUICIDI IN DIVISA
L’architettura del diritto militare e dell’ordinamento delle Forze dell’Ordine poggia storicamente sul pilastro inflessibile del vincolo gerarchico e sul dovere costituzionale dell’obbedienza, postulati che tuttavia oggi entrano in una stridente, drammatica collisione con la realtà operativa quotidiana. Il personale in divisa si trova infatti a operare all’interno di un perimetro regolamentare governato da codici penali e discipline di corpo anacronistici, concepiti in contesti storici radicalmente distanti e strutturalmente inidonei a intercettare le complessità della modernità. Questa marcata asimmetria tra l’obbligo di adempimento del dovere e l’assenza di adeguate garanzie protettive ingenera nel militare una profonda percezione di isolamento istituzionale, una condizione di totale vulnerabilità in cui l’operatore si sente ridotto a mera pedina esposta a ordini e disposizioni autoritative che ne minano l’incolumità psicofisica e il diritto fondamentale alla difesa. Proprio questa sistematica compressione dei diritti del lavoratore con le stellette, unita allo stress da esposizione al rischio e all’automatismo di procedimenti disciplinari punitivi, costituisce il terreno fertile in cui prolifera una strage silenziosa ma devastante: un incremento esponenziale e drammatico dei suicidi tra il personale in servizio, con tassi di letalità statistica che superano ampiamente la media della popolazione civile, dramma tragicamente amplificato dalla costante disponibilità dell’arma di ordinanza che azzera ogni margine di ripensamento. Dinanzi a questa emergenza antropologica e giuridica, l’intervento dello Stato non può più limitarsi a risposte burocratiche o a tavoli tecnici consultivi, bensì impone una riforma normativa d’urgenza, un pacchetto di interventi immediati capaci di scardinare l’attuale assetto sanzionatorio per restituire centralità alla tutela della persona. In prima linea in questa battaglia di civiltà giuridica, lo Studio Lieggi e lo Studio La Scala, storicamente specializzati nella difesa del personale militare, hanno elaborato e promosso mirate proposte legislative volte a introdurre un correttivo di pronto intervento all’interno del sistema ordinamentale. La prima e più urgente di queste riforme è già STATA PRESENTATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI CON LA PARLAMENTARE ASCANIO. Tale proposta di leggee, già al vaglio Parlamentare, mira alla riscrittura dei confini dell’elemento soggettivo nel delitto di istigazione al suicidio ex articolo 580 del codice penale, introducendo una specifica fattispecie di responsabilità colposa o indiretta in capo al superiore gerarchico qualora condotte persecutorie, demansionamenti o pratiche di straining sistematico inducano il sottoposto all’estremo gesto, superando così l’attuale e iniquo sbarramento del dolo diretto.
L’ulteriore proposta che si vorrebbe portare in parlamento è relativa alla costituzione di una task force multidisciplinare che rifacendosi al nuovo dettato normativo elaborato dalla scrivente, possa contenere visibilmente il triste fenomeno.
L’introduzione di queste pochissime, ma chirurgiche disposizioni normative all’interno dell’ordinamento militare possiede la forza giuridica e morale di fare davvero la differenza, trasformando un sistema rigidamente sanzionatorio in un apparato finalmente capace di coniugare il rigore della disciplina con la sacralità della vita e della dignità umana dei suoi servitori. Questa è la ragione per cui chiedo un supporto per portare questi interventi operativi in Parlamento passando dalla Camera dei Deputati.




